Il form di richiesta preventivo nel B2B industriale: perché il «contattaci» non basta
Email aziendale, quantità, applicazione, allegato
Quattro filtri. Bastano.
L’email aziendale toglie curiosi e studenti. La quantità dice se è un prototipo o una commessa. L’applicazione dice se sapete farla. L’allegato dice se c’è già un ufficio tecnico dietro.
Non inventare conversion rate. Misura le vostre: visite sulla pagina preventivo, invii, preventivi elaborabili, appuntamenti. Il resto è vanity.
Dal form al CRM
Se la richiesta arriva in una casella e muore lì, il form è inutile. Deve entrare nel CRM con campagna, pagina, data. Il commerciale vede la prossima azione, non un PDF in download.
Senza questo collegamento non sai se Google, LinkedIn o il passaparola stanno portando lavoro. Torni a dipendere da due o tre clienti, che è il problema da cui siamo partiti.
Risposta in giornata. Una RFQ senza risposta è una RFQ persa, anche se il form era perfetto.
Cosa misurare
Non le visite. Non i like.
Conta: richieste di preventivo elaborabili, appuntamenti, trattative aperte. Sulla landing di analisi, solo il booking confermato. Un form_start non è un risultato.
Se il form raccoglie dieci messaggi a settimana e zero si possono quotare, non serve più traffico. Serve cambiare i campi.
Da dove si parte
Una pagina preventivo per lavorazione o per settore, non un «contatti» generico. I quattro campi. Il ponte verso il CRM. Poi si guarda cosa arriva e si taglia quello che fa rumore.
Se due o tre committenti tengono in piedi l’azienda, il form è il collo di bottiglia. Sistemalo prima di comprare altro traffico.